Rispetto alle Elezioni Provinciali, di cui si sta parlando molto, a parte le solite chiacchiere, ci sono alcuni dati incontrovertibili.
Per quanto riguarda la nostra città, il dato istituzionale è che Corigliano-Rossano esprime tre consiglieri provinciali, come era accaduto soltanto una volta da quando si tengono le elezioni di secondo livello, nonostante ora ci siano soltanto 25 consiglieri comunali votanti, e non 50 come quando i comuni erano separati.

Un risultato importante, al quale se ne affianca uno politico: due di questi consiglieri provinciali sono stati eletti nelle due liste del campo progressista, e non da ultimi arrivati, grazie ad un lavoro di squadra limpido e serio (oltre che al contributo di altri amministratori della provincia) mentre da quando ci sono le elezioni di secondo livello il centrosinistra locale non aveva mai eletto un proprio rappresentante.
Capisco che un fatto del genere spaventi qualcuno, per cui capita che, piuttosto di discutere su un tale dato o meglio ancora di affrontare temi politici, si preferisce tentare di intorbidire il dibattito parlando di altro, descrivendo scenari sudici e personalizzando le questioni: è una storia vecchia come il mondo, ed è la dimostrazione più evidente di come la strada imboccata sia quella giusta.

Anche sulla presidenza della Provincia l’intera discussione generale verte esclusivamente sui nomi, tra i quali il mio, in quella che è ormai la liturgia fallimentare di discredito dell’altro (ci sono già passato a febbraio) come si trattasse di una disputa tra cordate, mentre ciò che manca all’appello sono proprio le questioni politiche.

Nella fase storica in cui gli enti provinciali tornano ed essere riempiti di contenuti a seguito del fallimento della loro abolizione, e mentre tutti gli organi istituzionali sono chiamati ad accettare l’epocale sfida del PNRR soprattutto al sud, è necessario ed urgente che la Provincia svolga a pieno il proprio ruolo di coordinamento dei territori ed organo intermedio tra i comuni e la Regione, con autorevolezza e con un piglio nuovo.

Non solo. Alla luce anche delle risorse che, finalmente, sono state drenate verso le Provincie per esempio nell’ultima manovra finanziaria, è necessario riprendere ed aggiornare la pianificazione territoriale in una nuova visione di sviluppo dei territori. In quest’ottica la Provincia deve svolgere un ruolo attivo fondamentale: dalle grandi opere fino all’esigenza di migliorare ed integrare i collegamenti per i piccoli centri, soprattutto collinari e montani, tanto per arginarne lo spopolamento quanto per renderli fruibili dal punto di vista del turismo esperienziale, gastronomico, storico-religioso, naturalistico, di prossimità, consentendogli dunque di contribuire alla crescita generale del Paese.

Questi sono solo alcuni dei temi che dovrebbero animare il dibattito pubblico generale, compreso quello sulle nuove elezioni provinciali, e questi sono alcuni dei temi sui quali, al pari di tanti altri sindaci, sono disponibile a confrontarmi a 360 gradi e sui quali è necessario tornare a confrontarsi in ogni territorio per costruire, d’ora in poi, non solo delle candidature, ma soprattutto delle proposte politiche credibili.
Chi glissa questo genere di discussioni, preferendo altri metodi, evidentemente ha ben poco da dire.

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